Carlà, la premiere chevre

Eccomi tornata da un weekend di natura in montagna!

Siamo finalmente andati in Valle Stura a prenderci il formaggio della capra che abbiamo adottato a Natale: Roseta…una delle 120 capre allevate da due ragazzi piemontesi che hanno deciso di “vivere di montagna“.

Sono Marta e Luca, vivono a Sambuco, un mini paesino giusto al di là del confine che abbiamo raggiunto con un insidiosissimo noleggio d’auto francese. Francese l’auto, francese il contratto, francese l’elasticità mentale con cui ci hanno accettato la carta di credito italiana. Dopo un’ora e mezza allo sportello Avis a farci riconoscere la prenotazione online fatta con carta italiana siamo riusciti a partire. Miracolosamente (ma ancora non sappiamo quanta penale pagheremo…).

Navigatore (molto) fai-da-te alla mano e destinazione Sambuco, Italia. Ma passando per Nimes, Orange, Barcellonette (comune delle Alpi dell’ Alta Provenza sede di una massiccia immigrazione messicana), val d’Ubaye (ancora FR), collegata all’Italia attraverso il  colle della Maddalena (!)

dalla strada..

La prima notte abbiamo dormito a Larche, territorio francese ma a pochi km dal confine. In una casetta in legno costruito da poco dal proprietario del camping les Marmottes. Nome giustificato dalla presenza di tantissime marmotte nel Vallone del Lauzaniers, un ex ghiacciaio ora panorama incantato e area protetta.

Vallone del Lauzaniers

Il giorno dopo varchiamo il confine e finalmente si torna a parlare italiano con chi incrociamo..principalmente ciclisti.  Aspettiamo Marta e Luca nella piccola piazzetta di Sambuco e appena li vediamo capisco che sono persone fuori dal comune.

La loro voglia di sacrificarsi per la vita che hanno scelto e l’amore per quel territorio glieli leggi in faccia.

Abbiamo fatto una full-immersion di notizie caprine—> ci hanno raccontato la loro vita quotidiana, la sveglia alle 6, il lavoro ininterrotto in stalla fino anche a mezzanotte (dipende dal periodo), i loro scontri in paese, le fatiche per ottenere i permessi necessari, le difficoltà a recuperare abbastanza latte per averne un guadagno, i finti bandi pubblici in cui il vincitore è già scritto, le delusioni conseguenti, l’emozione delle nuove nascite, la sofferenza a vendere i capretti a cui hanno dato un nome e di cui conoscono ogni aspetto del carattere…

Era un piacere stare ad ascoltarli…

il ritorno dal pascolo

Le capre di Marta e Luca sono 120 e sono meticce alpine, ognuna ha una sua storia e loro sono innamorati di tutte loro come fossero figli. Ci raccontano di Frida, di Orecchie Ridicole, di Bijoux, di Bon Bon, Mi(s)nerva, Toni Capuoz (1°,2°,3°..perchè la regola è non dare nomi ai capretti maschi per non affezionarsi visto che vanno dati via …non producendo loro latte e essendo pericoloso tenere troppi caproni nel gregge), ET l’extraterrestre, Nana bastarda, Pauline, Sole.. e dei “mille e uno modi per un capretto per ammazzarsi“: sono dispettosi, curiosi, iper agitati e pare che possano davvero combinarne di tutti i colori fino ad ammazzarsi da soli se non sono tenuti sottocchio!

La prima capra di Marta, decisamente bella e consapevole di esserlo, è Carlà..la premiere chevre, come la chiama lei. Il loro rapporto è incredibile, Marta la vizia e lei sa che si può permettere di tutto…una vera prima donna in mezzo alle altre!

La capra che abbiamo adottato invece si chiama Roseta ed ha partorito da appena una settimana una capretta nera nera a cui abbiamo potuto dare noi il nome: Clementina! E sembra rimarrà con loro, non sarà venduta, perché particolarmente bella…e fortunata.

Roseta

Clementina

poppata

Oltre al lavoro dietro alle capre e ai capretti (pascolo, pulizia della stalla, mungitura, nutrizione, cure ecc..) Marta di occupa della trasformazione del loro latte in formaggi. Prepara le basi della loro impresa puntando, oltre che sulla qualità dei prodotti sulla comunicazione e sul commercio etico.

Sono due persone che trovano l’energia nel contatto con la natura (contatto vero!) e che però non si privano di una festa il sabato sera, a costo di arrivarci all’una dopo la mungitura, tornare alle 3, non sentire la sveglia alle 7 e alzarsi alle 830 per tornare in stalla a nutrire i piccoletti o in caseificio a far formaggi (si dividono molto diligentemente i compiti).

I problemi quotidiani e soprattutto la fatica giornaliera di questi due ragazzi piemontesi è tanta. Ma sono contenti di quello che fanno, un po’ rabbiosi nei confronti di qualche favoritismo onnipresente, delle differenze che sentono esserci con gli allevatori dall’altra parte delle Alpi, che guadagnano bene, a cui gli incentivi arrivano in tempo, non solo dopo che hanno già investito un proprio capitale

Hanno trovato il sistema di adotta una capra, che ci hanno detto aver funzionato molto bene (hanno dovuto addirittura dire di no a qualcuno perché non producono abbastanza formaggio!) per aiutarli a “passare l’inverno” – dal mese di novembre fino a aprile la produzione di latte è interrotta dalla gravidanza della capre; inoltre gli animali sono nella stalla e la loro gestione comporta molte spese quali mangimi, fieno.

Si arrangiano insomma, come possono. Con l’aiuto dell’esperienza del papà di Marta nella pastorizia e dell’azienda di famiglia. Contano sulle loro forze, sulla loro passione. Non sull’appoggio di compaesani (con cui tocca invece discutere spesso) nè tantomeno su quello dello Stato.

Ma ce la faranno, i primi anni sono i più faticosi e  loro sono giovani pronti a tutto. Anche a sposarsi a settembre, tra un pascolo e una mungitura.

Li ringrazio della lezione di vita genuina che mi hanno fatto dato e ovviamente dei kg di buon formaggio che sono arrivati fino a Montpellier ….alla faccia del formaggio francese!

 Bon courage !!

primo assaggio del ricco bottino portato a casa

3 thoughts on “Carlà, la premiere chevre

  1. Bellissimo tutto, soprattutto Clementina! Tanta invidia per il loro coraggio ma soprattutto per aver trovato la strada giusta per loro🙂
    Quale sarà la vostra prossima tappa invece?

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